Perchè muore padre Puglisi?

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23 novembre 2012 di Pino Martinez

La convinzione della mafia di Brancaccio di trovarsi di fronte a padre Puglisi e al Comitato Intercondominiale che agivano in piena sintonia  per affermare una nuova realtà; un impegno sociale che stava portando la spietata organizzazione criminale mafiosa a subire una perdita di credibilità e di consenso nel loro territorio attraverso le richieste per la realizzazione della scuola media, del distretto socio-sanitario, degli spazi attrezzati per il tempo libero dei bambini che al contempo venivano affiancate da iniziative culturali per affermare un modo coerente con il Vangelo di essere cristiani,  di dare un senso alla propria esistenza attraverso l’impegno per la legalità, la giustizia, per i diritti, la libertà e il rispetto della propria dignità, con varie manifestazioni tra le quali quelle nel ricordo di Falcone e Borsellino, in un territorio fortemente condizionato dal potere politico-mafioso da varie generazioni.  Questo impegno quotidiano, di un semplice parroco e semplici cittadini, a mio avviso, è il movente principale che ha portato alla decisione di intimidire il Comitato Intercondominiale ed uccidere padre Puglisi:  mettere fine a quei fermenti che stavano provando a cambiare il volto e la coscienza di un quartiere. Gli estratti dalle sentenze sotto riportate dovrebbero contribuire a fare chiarezza sulla motivazione dell’omicidio di Padre Puglisi. A meno che non si vuole accettare una Verità che ad alcuni dà fastidio. Dovremmo chiederci il motivo di questa violenta reazione della mafia dei Graviano proprio nei confronti di queste persone e in tempi così ravvicinati (29 giugno 1993 e 15 settembre 1993).

 Corte di Assise di Palermo Sezione Prima

Estratto dalla motivazione della sentenza di Appello del 13 febbraio 2001 per l’omicidio di padre Puglisi che condanna gli imputati Graviano Giuseppe e Graviano Filippo quali mandanti e Grigoli Salvatore quale esecutore materiale dell’omicidio:

 Anche tali attentati, infatti, secondo quanto riferito soprattutto dal Grigoli, rientravano nella strategia volta a scoraggiare padre Puglisi ed i suoi più stretti collaboratori dall’intraprendere iniziative ritenute pregiudizievoli per la famiglia di Brancaccio secondo la perversa logica mafiosa.

 Il Tribunale di Palermo Sez. V Penale

Estratto dalla motivazione della sentenza del processo di primo grado per le porte bruciate ai tre componenti del Comitato Intercondominiale nella notte del 29 giugno del 1993, depositata il 24 aprile 2004:

 Anche gli attentati incendiari per cui è processo, infatti, secondo quanto confermato soprattutto da uno degli autori materiali degli stessi, Grigoli Salvatore, rientravano nella strategia volta a scoraggiare padre Puglisi ed i suoi più stretti collaboratori dall’intraprendere o proseguire iniziative ritenute pregiudizievoli per gli interessi criminali della famiglia mafiosa di Brancaccio.

L’attività del Comitato e di Padre Puglisi, condotta nel segno della riaffermazione della legalità e dei valori cristiani, rappresentava un intollerabile ed inaccettabile pericolo per l’organizzazione mafiosa che non poteva restare inerte dinanzi ad un così evidente attacco alle sue regole, imposte con la violenze, dell’omertà e della soggezione.

 Grigoli: l’obiettivo dell’azione era quello di convincere i tre destinatari degli atti intimidatori, bruciando le porte d’ingresso delle loro abitazioni, ad abbandonare la città;

 Corte suprema di Cassazione Quinta sezione Penale

Estratto dalla motivazione della sentenza  per le porte bruciate ai tre componenti del Comitato Intercondominiale nella notte del 29 giugno del 1993:

 “Difatti, come ha evidenziato la Corte territoriale, il predetto comitato agiva in piena sintonia con le varie iniziative attuate da Padre Puglisi, per il ripristino della legalità ed era interesse dell’organizzazione mafiosa dissuadere i seguaci di padre Puglisi a proseguire nelle iniziative tendenti al ripristino della legalità nel quartiere”.

 VERBALE DI INTERROGATORIO DI PERSONA INDAGATA  Gaspare Spatuzza, l’anno 2008 il mese di luglio il giorno 7 alle ore 11,20:

Nello stesso contesto Giuseppe GRAVIANO mi incaricò di indagare sul’attività del parroco di quella chiesa che, tra l’altro, era stato fautore e comunque sosteneva un comitato intercondominiale che stava dando fastidio. Tra l’altro si sospettava che le attività della parrocchia potessero essere state “infiltrate” dagli investigatori per ottenere informazioni. Io stesso procedetti, anche utilizzando altre persone, a bruciare il portone di casa dei promotori del comitato. Per tutta risposta la domenica successiva Padre PUGLISI pronunciò, durante l’omelia, parole durissime nei confronti degli autori di quel gesto facendo altresì espressamente il nome dei GRAVIANO. Fu a quel punto che Giuseppe GRAVIANO mi incaricò di iniziare a seguire Padre PUGLISI che doveva essere ucciso……

 Nel corso di questa stessa messa, durante l’omelia, padre Puglisi invitò i fedeli presenti a dimostrare solidarietà ai tre componenti del Comitato Intercondominiale colpiti dall’intimidazione mafiosa del 29 giugno 1993. Concluse dicendo: “io stesso dimostrerò la mia solidarietà andandoli a trovare a casa”. E così fu. Subito dopo, di sera, bussò alla mia porta e fino a tardi siamo stati a parlare e a progettare senza mai pensare di abbassare la guardia nella lotta contro il Male: la mafia.

 Pino Martinez

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