Giustizia ottenuta, ma mutilata fino ad ora.

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1 marzo 2016 di Pino Martinez

Italtel S.p.A., di cui è stato amministratore delegato Giovanni Barbieri, il primo ottobre del 2001 vende a Tecnosistemi, il cui dominus e maggiore azionista è Mario Mutti, il reparto di Ricerca e Sviluppo “Sistemi di Energia”. Lo stesso Giovanni Barbieri è al contempo componente del Consiglio di amministrazione della Tecnosistemi. A fine 2003 La Tecnosistemi viene dichiarata insolvente e partono due tronconi di processo: il primo, nel gennaio del 2008, nei confronti di Mario Mutti, conclusosi con condanna definitiva. Il secondo nel 2009, nei confronti di Giovanni Barbieri + altri quattro anche questo conclusosi con condanne definitive. In Entrambi i processi i lavoratori delle Tecnosistemi di Carini (Palermo) reparto di ricerca e sviluppo dei “Sistemi di Energia” si sono costituiti parte civile (50 contro Mario Mutti e in un secondo tempo 81 contro Barbieri + altri 4) e gli imputati sono stati condannati ad una provvisionale da pagare ai lavoratori, oltre che a pene detentive. Vorrei che metaforicamente vedreste in questo evento, a nostro avviso storico ed importante, come lo scontro giudiziario durato tanti anni che alla fine ha visto prevalere Davide contro Golia. Quindi riteniamo che una notizia come questa possa avere una rilevanza importante per tutti lavoratori e per la gente che non crede più nella giustizia. E’ stata una vittoria importante ma questi grandi manager che hanno buttato in mezzo la strada tantissimi lavoratori dimostrano come al solito di essere senza cuore, cinici, insensibili. In Sicilia chi perde il lavoro non lo ritrova più. E non parliamo dei soliti stereotipi del siciliano che non vuole lavorare. Qualcuno di noi è stato costretto ad abbandonare la famiglia ed è andato fuori, anche dall’Italia, e si è distinto in modo eccelso dimostrando professionalmente capacità superiori a tanti altri, integrandosi bene nella nuova azienda. Ci sono quelli che hanno fatto tantissimo per cercare lavoro nella propria terra, senza alcun risultato. Allora l’alternativa qual’è: lavorare in nero, abbandonare la famiglia con la speranza di non spezzare gli equilibri affettivi. E’ questo quello che vuole lo stato? Intanto qualcuno è morto e alcuni si sono ammalati. Viva l’Italia fondata sul lavoro. Mutti, dichiarandosi nullatenente, fino ad ora non ci ha pagato la provvisionale. Barbieri appena condannato con sentenza definitiva, il 2 febbraio 2016, ci detta le condizioni dimenticando che a questo punto è lui con le spalle al muro. Aveva avuto una opportunità sulla base di una proposta economica da lui stesso avanzata. Avremmo dovuto ritirare, in cambio, nel corso del processo d’Appello, la nostra costituzione di parte civile. Da noi l’offerta fu accettata in un’assemblea piena di tensioni. Presenti i nostri avvocati Zanoni e Weiss. Alla fine Barbieri si rimangiò tutto e non ci pagò quanto concordato. Oggi, non abbiamo alcuna intenzione di cedere, di farci calpestare ancora la dignità. Lui (Golia), dovrà pagare a ciascuno di noi (Davide) la provvisionale per intero e le spese legali ai nostri avvocati Zanoni, Weiss e Francesca Artoni del foro di Milano come da sentenza di Cassazione. Ringraziamo i nostri difensori che con il loro determinante contributo e l’impegno profuso ci hanno portato a questo importantissimo risultato. Poi sarà cura nostra decidere, quando uscirà la motivazione della sentenza, se procedere in sede civile contro Barbieri. Giustizia l’abbiamo avuto per le pene detentive a cui sono stati condannati gli imputati, ma anche per la provvisionale che ci è stata riconosciuta. Ma la vergogna mediatica non deve mancare nei confronti di questi manager senza cuore, cinici e insensibili che nonostante condannati definitivamente si permettono di dettare condizioni a chi ha subito un grave torto, come la perdita del lavoro, a causa di comportamenti gravemente illeciti dimostrati nei tre gradi dei processi.

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