Perdere il lavoro……

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8 marzo 2016 di Pino Martinez

Molti sono i siciliani che hanno dovuto abbandonare le loro famiglie con la speranza di trovare un lavoro lontano dallo loro terra. La crisi ha investito tutti, anche il nord, ma il divario nord – sud è sempre forte.
C’è un legame forte tra il Siciliano e la sua bella isola, tra il padre di famiglia e la sua famiglia ma penso che ciò non sia un peccato. I sacrifici nei momenti difficili vanno fatti e condivisi, si può essere costretti alla lontananza per necessità o si può scegliere liberamente, ma si deve evitare quanto più è possibile di creare le condizioni per sradicare violentemente un lavoratore dalla propria terra e spezzare il cordone ombelicale con le origini. E questo avviene quando viene realizzata la desertificazione del lavoro in un territorio. Tanti giovani vanno via dalla Sicilia e dal sud con la conseguenza dello spopolamento di alcuni paesi abitati ormai quasi solo da vecchi. Credo che le politiche da portare avanti da sempre avrebbero dovute essere quelle di garantire le famiglie e non di creare, soprattutto al sud, la desertificazione del lavoro, che ha contribuito in molti casi a mettere in discussione gli equilibri familiari. Bisogna fare i conti con il fatto che ai tempi d’oggi una famiglia non arriva a fine mese se non si è in due a lavorare. Nonostante tutto e nonostante lo stereotipo che si è creato nei confronti del siciliano mafioso, lagnuso, che non è disposto ai sacrifici per cercarsi il lavoro, che è campato con i soldi del nord, vi sono moltissimi, in questa situazione di crisi economica e lavorativa per la Sicilia, che sono partiti per trovare lavoro, anche tra i più umili, lasciando spesso le loro famiglie in attesa di tempi migliori. Poi ci si lamenta della pratica illegale del lavoro in nero, allora la colpa di chi è del cittadino che deve sopravvivere per dare un pezzo di pane alla famiglia o dello Stato che esternalizza le aziende manifatturiere direzione estero, che alimenta l’esodo biblico dei lavoratori verso la cassa integrazione e la mobilità con un costo gravoso sul bilancio dello Stato, che soffoca con le tasse le imprese, non favorisce i prestiti alle aziende che vogliono continuare a lavorare e pagare i loro dipendenti, che non dà sufficiente aiuto agli organi deputati al contrasto alla mafia fenomeno criminale ormai minimizzato da una classe politica in gran parte corrotta. Contrastare quella mafia che opprime, non solo economicamente, nella maniera più bieca gli imprenditori, lavoratori, semplici cittadini che si battono per una società dove ci deve essere posto per chi vuole camminare a testa alta, onestamente. Parlare attraverso un’esperienza che ti ha toccato personalmente potrebbe essere un modo per affrontare i guasti del macrocosmo attraverso un microcosmo che ne è figlio?
E allora ecco l’esperienza dei lavoratori ex Tecnosistemi di Carini, una cittadina a 20 km da Palermo (azienda che aveva la sede centrale a Milano). Si inserisce in questo contesto composto da un sistema Italia distorto, corrotto, malato, clientelare, di arrivisti a qualsiasi costo, di gente incollata alla poltrona del potere, pronta a cambiare casacca di partito (nonostante l’impegno preso con chi li ha eletti) facendo salti mortali pur di restare nell’ambito della politica professionistica.
Il ramo d’azienda Ricerca e Sviluppo “Sistemi di Energia” da Italtel nell’ottobre del 2001 fu venduto a Tecnosistemi. La Tecnosistemi S.p.A., azienda presente sul territorio nazionale, è stata dichiarata insolvente dal Tribunale di Milano il 30 settembre 2003, il 22 dicembre 2003 è stata posta in amministrazione straordinaria. Dal 21 ottobre 2003 i lavoratori della Tecnosistemi “Sistemi di Energia” dello stabilimento di Carini, non hanno più varcato i cancelli della fabbrica perché sono stati messi in Cassa Integrazione. Inevitabile l’esposto dei lavoratori di Carini, il processo e la costituzione di parte civile di 81 lavoratori su 145. Un processo diviso in due tronconi, l’ultimo conclusosi in Cassazione il 2 febbraio 2016 che ha confermato l’impianto accusatorio dell’Appello (in attesa della motivazione della sentenza di Cassazione) con le condanne degli alti dirigenti e manager a pene detentive e al pagamento della provvisionale a ciascuno degli 81 lavoratori.
I lavoratori di Carini si sono costituiti parte civile (vedi motivazione della sentenza della Corte di Appello di Milano sezione seconda penale, capitolo “imputati”, pagina I) per il capo di imputazione A4: Barbieri – Martino dissipavano beni della società fallita per una somma complessiva di € 13,4 milioni (al netto del contributo ITALTEL e dei quali € 0,7 milioni pari al prezzo corrisposto per l’acquisto, € 11,3 milioni pari alle perdite di gestione, € 2,0 milioni pari al TFR contrattualmente accollato), acquistando l’1/10/01 da ITALTEL un ramo d’azienda denominato “Sistemi Energia” il quale:
– contrariamente a quanto dichiarato nel contratto di cessione non aveva alcun avviamento (nel periodo ottobre/dicembre 2001 non realizzava ricavi a causa della mancanza della linea produttiva e nel 2002/2003 realizzava più della metà dei ricavi con società del gruppo e cioè EUDOSIA e TFS);
– aveva un numero di dipendenti largamente superiore alle necessità del ramo d’azienda (145);
– aveva un contratto di locazione e “service” con ITALTEL particolarmente oneroso (per il quale TECNOSISTEMI ha pagato sino alla data di default € 2.628.649).
Vi era la possibilità di rilanciare lo stabilimento di Carini magari riconvertendo la produzione sempre nel campo dell’elettronica? Tante le promesse. Sin dall’inizio della dichiarazione di insolvenza della Tecnosistemi al Ministero delle Attività Produttive è stato avviato un tavolo per la soluzione della vertenza di tutto il gruppo al quale è stata invitata a partecipare la Presidenza della Regione Sicilia, governatore Totò Cuffaro, al fine di rilanciare l’unità dei “Sistemi di Energia” di Carini.
Una proposta importante avviata dal tavolo del Ministero delle Attività Produttive nel giugno del 2004 è il rilancio dei “Sistemi di Energia” di Carini attraverso il Progetto Tetra (ristrutturazione delle linee di telecomunicazione del Ministero degli Interni) che avrebbe consentito, dopo la vendita dell’unità produttiva da compiersi secondo la procedura prevista dall’amministrazione straordinaria (legge Prodi), di avviare verso il sito produttivo di Carini la produzione dei relativi apparati di energia. Pertanto, l’obiettivo primario a questo punto, considerato che ci stava una commessa importante in attesa dell’approvazione del finanziamento del CIPE, era trovare un’azienda pronta a rilevare la Tecnosistemi.
Ad oltre 1 anno dalla dichiarazione dello stato d’insolvenza (30 settembre 2003), le scelte dei commissari straordinari e le proposte del tavolo aperto al Ministero delle Attività Produttive non avevano prodotto alcun passo concreto in avanti nella soluzione della vertenza della Tecnosistemi “Sistemi di Energia”.
L’ultima gara per la vendita degli asset (pezzi di azienda), promossa dai Commissari straordinari fu conclusa nell’ottobre 2004, senza avere registrato alcuna offerta vincolante per il sito produttivo di Carini, mentre alcuni giorni prima vi erano state tre manifestazioni d’interesse una delle quali veniva dal colosso industriale Siemens. Non si capisce come mai, quando sembravano giungere dal mondo politico segnali rassicuranti, tutto svanì e addirittura nessuna offerta venne presentata ai commissari.
È chiaro, intanto, che in una situazione che diventava sempre più difficile e che qualcuno sempre più rendeva aggrovigliata, ciò che saltò all’occhio immediatamente fu che i “Sistemi di Energia” non avevano più alcuna dote da potere offrire alle aziende che volevano manifestare interesse all’acquisizione dello stabilimento carinese. La procedura relativa alla legge Prodi in agosto 2005 scadeva e restavano soltanto nove mesi per potere confezionare la dote. Bisognava impegnarsi al massimo per rendere praticabili per i Sistemi di Energia le commesse come il “Progetto Tetra” interpolizia del Ministero dell’Interno che serviva a ristrutturare tutto il sistema di telecomunicazione per renderlo digitalizzato e satellitare; il decoder digitale terrestre promosso dal Ministero delle telecomunicazioni; inoltre la nuova versione “dell’Esecuzione 10” realizzata dai progettisti dei Sistemi di Energia di Carini, di ultima generazione a basso impatto ambientale, denominata “Esecuzione 14”. Sottoposta a controllo e collaudo da Telecom l’esito risultò positivo.
A ridosso delle festività natalizie 2004 la Regione Siciliana ha informato che il Ministero delle Attività Produttive aveva raccolto l’interessamento di ELETROMONTAGGI per l’acquisizione della Tecnosistemi di Carini. Una azienda che fra le altre cose progetta e realizza Quadri elettrici e Stazioni di Energia.  L’auspicata vendita della Tecnosistemi “Sistemi di Energia” di Carini in amministrazione straordinaria ad un’azienda in espansione, ELETTROMONTAGGI, avrebbe consentito di continuare a svolgere quella che da oltre trent’anni era stata la missione produttiva, di Ricerca e Sviluppo dello stabilimento di Carini. Inoltre l’avvio dei finanziamenti del “Progetto Tetra” poteva permettere il rilancio di un’azienda siciliana di alta specializzazione, leader nel campo dell’elettronica di potenza e di grande professionalità. Notizia ufficiale del 29 aprile 2005 riferisce che ELETTROMONTAGGI non aveva presentato alcuna offerta vincolante per l’acquisto della Tecnosistemi di Carini.
“Il Sole 24 Ore” uscito il 28/05/05 dava notizia dell’approvazione da parte del CIPE, avvenuta il 27 maggio 2005, di un finanziamento di € 260 milioni per il progetto Tetra, di cui € 220 milioni al sud e € 40 milioni al Piemonte.
Appare strano che nel corso della riunione nella prefettura di Palermo né il rappresentante del governo della regione Sicilia, né i sindacalisti provinciali sapessero di quest’ultima importante notizia. Ancora “Il Sole 24 Ore” del 10 giugno 2005 informava che erano stati riaperti i termini per la presentazione delle offerte irrevocabili di acquisto del complesso aziendale della Tecnosistemi di Carini. La scadenza per la presentazione delle offerte era stata fissata per il 5 luglio 2005. Dal mese di gennaio 2006, in seguito ai vari bandi di gara indetti dai tre commissari straordinari in base alla legge Prodi bis, soltanto 22 lavoratori del ramo d’azienda “Sistemi di Energia” sono stati ceduti alla SME Impianti di Bari appartenente al dott. Cristoforo Perilli, diventando Eudosia Energy System, i restanti sono stati inseriti nel “Progetto Pari”, un programma del Ministero del Lavoro che in teoria inseriva i profili dei lavoratori di Tecnosistemi nei data base di “Italia Lavoro”. Intanto i 22 lavoratori, passati agli inizi di gennaio 2006 alla SME Impianti, dal momento della cessione non sono stati chiamati a svolgere alcuna attività lavorativa e non hanno mai percepito lo stipendio spettante dall’azienda che li aveva acquisiti. I 22 lavoratori avendo perso il diritto alla cassa integrazione, in seguito al passaggio alla “SME Impianti”, si sono trovati nella condizione di non avere per il loro sostentamento alcun tipo di supporto economico. Accordi disastrosi condotti da quelle parti istituzionali chiamati a risolvere il problema occupazionale prendendo in giro quei lavoratori che comunque tra incontri e proteste restavano ancorati ad una flebile speranza di ritornare a timbrare il cartellino. Pertanto, i lavoratori della Tecnosistemi di Carini in amministrazione straordinaria, hanno aspettato che si concretizzassero gli impegni presi nei tavoli del Ministero delle Attività Produttive e della Presidenza della Regione Siciliana senza alcun risultato. Richieste di seguire la nostra vertenza sono state rivolte ad alcuni politici siciliani in particolar modo al Senatore palermitano Renato Schifani, eletto anche con i voti dei cittadini di Carini, luogo dove era ubicata la Tecnosistemi, ex Presidente del Senato, che aveva promesso il suo impegno per salvaguardare i livelli occupazionale e un’azienda che era stata un fiore all’occhiello nel panorama italiano, soprattutto nel campo della ricerca e sviluppo. Promesse, solo promesse che in tanti hanno fatto, non mantenute!!! Ma se si rilegge con attenzione, passo dopo passo, la vicenda di un’azienda che vede i propri dipendenti timbrare il cartellino per l’ultima volta il 21 ottobre 2003 tra abbracci e lacrime, se la si guarda attraverso quei giochi delle parti condotti al tavolo del Ministero delle Attività Produttive, quelle finte attenzioni da parte di politici chiamati in causa, si ha le netta sensazione che c’era una volontà precisa: l’asset di Carini andava chiuso.
E’ una esperienza lavorativa finita male, come tantissime altre, in Sicilia e in Italia ma che raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona dà, nel suo piccolo, la misura di come funziona la creazione della desertificazione del lavoro e di tutto ciò che gira attorno agli interessi degli avvoltoi che speculano sulle grosse aziende che falliscono, chiudono o trasferiscono la produzione all’estero, e dei loro lacchè che questo fanno per servire i loro padroni in Italia, mettendo in discussione fortemente i livelli occupazionali.
Situazioni che creano disagio nelle famiglie, lavoratori che sentono di avere perso la dignità, che non arrivano a mantenere i propri cari, ad abbandonare le case perché non più in grado di pagare affitto o il mutuo e finire, bene che vada, accolti dai propri familiari o a vivere in macchina. Molti sono i casi di persone che per avere perso il lavoro si sono suicidati, come raccontano le cronache. A ridosso delle elezioni ci dicono che l’Italia sta crescendo, la disoccupazione diminuisce, i posti di lavoro aumentano. Ma la sensazione, il sentire comune e tutt’altro.
In Sicilia ancora oggi il lavoro è un miraggio e l’alternativa è dolorosa se si è costretti a lasciare la famiglia per andare oltre i confini della propria terra e dell’Italia. Se non si ha famiglia o ci si trasferisce insieme il problema si avverte molto meno, ma bisogna essere giovani e forti per entrare nel circuito del lavoro.
Ci sono senz’altro quelli che se ne stanno con le mani in mano, ma non devono essere loro a rappresentare la Sicilia inoperosa che vuole vivere sulle spalle degli onesti. Questi li trovi anche in quei paesi cosiddetti evoluti. Tutto il mondo è paese. Piuttosto, che si portino avanti politiche che aiutino la nostra terra ad uscire dalla desertificazione del lavoro a causa di fabbriche e tante partite iva che chiudono giornalmente. Non si può programmare la crescita di un paese da Roma a Milano dimenticando il sud. Le mafie da molti anni hanno sentito l’odore dei soldi sulla tratta Roma Milano.
Ho detto delle politiche che dovrebbero garantire il lavoro e la famiglia al sud come in ogni altro posto, perché mi sembra la cosa più nobile da fare. Molti con dispiacere vanno fuori a cercare lavoro accettando anche quelli più umili. Qualcuno di questi giovani progettisti della Tecnosistemi trasferitosi con la moglie ha trovato lavoro in Germania in una nota azienda di componentistica elettronica ed ha avuto la capacità di eccellere nel suo campo diventando un pezzo importante di questa azienda e l’orgoglio dei suoi ex colleghi. Ma non è stato il solo, qualche altro è riuscito ad affermarsi nell’azienda dove è stato assunto. Molti ex lavoratori Tecnosistemi, purtroppo, nonostante tanta volontà hanno dovuto trovare rifugio diversamente, ma onestamente, continuando a soffrire ancora oggi, quotidianamente, situazioni depressive e traumatiche a causa della perdita del lavoro che dà dignità all’essere umano e a non usufruire più da qualche anno degli ammortizzatori sociali. Un certo equilibrio dopo anni di rabbia covata dentro l’hanno trovato coloro che si sono agganciati alla pensione.
L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana così recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata su Lavoro”.
Ma ormai è un articolo superato da tempo a meno che non avvenga una rivoluzione democratica degli onesti che butti in galera tutti i corrotti che ci governano e non dia più spazio a tutti quelli che degli scranni parlamentari se ne sono serviti per accumulare gli stipendi più alti d‘Europa, più vitalizi, privilegi, scorte senza motivo ed altro. Chi vota potrebbe cambiare radicalmente la situazione da tutto un popolo definita insostenibile, evitando di farsi condizionare dagli altri. Altri che, come sempre, ci prenderanno in giro promettendo in Sicilia e in tutto il sud il posto di lavoro per i nostri figli e noi dovremmo avere la capacità di dimostrare di avere una coscienza libera in grado di sapere guardare in faccia gli altri e costruirsi il proprio sogno di cambiamento.
Ma si, è solo un sogno.

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