MAFIA IL MARCHIO E LA BEFFA

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22 Maggio 2017 di Pino Martinez

Stamattina, poco prima delle otto un mafioso di spessore del mandamento di Porta Nuova è stato affiancato mentre era in bicicletta e ammazzato con diversi colpi di pistola alla testa che è il MARCHIO utilizzato dai suoi degni compari. Non è il suo nome che conta (non mi interessa nemmeno farlo), tanto ormai lo conosciamo tutti grazie ai servizi giornalistici di queste ore che nel frattempo ci hanno raccontato un po’ della sua storia criminale. Nonostante condannato all’ergastolo, da circa tre anni era stato messo in libertà. Altri mafiosi sono usciti dal carcere e altri stanno per essere messi in libertà e udite, udite “u verru”, che significa porco il soprannome di Giovanni Brusca, sarà libero definitivamente entro il 2020 dopo avere ucciso circa 150 esseri umani (Repubblica dell’8 gennaio 2016). E la classe politica che non può non sapere cosa fa? Non prende provvedimenti per fare fronte a questo esodo criminale.
La BEFFA nell’omicidio di oggi ci sta tutta perchè ha il sapore di un messaggio subliminale arrogante che tende a fare assimilare al nostro incoscio che la mafia è sempre forte e questo messaggio diventa ancora più forte perchè attuato alla vigilia della ricorrenza della strage compiuta nei confronti di Falcone, della moglie e della sua scorta. So bene che per alcuni di noi che da anni concretamente provano a contrastare la mafia e la cultura mafiosa non sposterà di una virgola l’idea che bisogna continuare a combatterla con tutte le nostre forze soprattutto per rendere omaggio a tutti i caduti ma anche perchè dobbiamo fare nostre le parole di Falcone: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Ma se vogliamo che la fine della mafia giunga e che venga cancellata la cultura mafiosa, sforziamoci di essere protagonisti onesti che, QUOTIDIANAMENTE senza nulla chiedere in cambio e nel silenzio, si battono per affermare i diritti dei più deboli e senza cercare le luci della ribalta si sforzano di essere riferimento positivo per il prossimo nel territorio non avendo timore di denunciare qualsiasi atto illecito. Quello che emerge in ogni ricorrenza sono le passerelle dei politici, dei professionisti dell’antimafia, della mafia infiltrata negli organismi antimafiosi, dell’antimafia mascariata. Ieri, oggi e domani 23 maggio per Falcone tutti presenti soprattutto quelli che mentre era in vita lo hanno attaccato accusandolo di tenere “nascoste nei cassetti le carte” che provavano le collusioni tra mafia e politica. Ma come si può pensare di sconfiggere la mafia con tutta questa montagna di ipocrisia, di malafede di tanti politici, uomini delle Istituzioni, di pezzi di associazionismo e di cultura che gridavano contro la mafia diventando paladini della legalità, alcuni uomini di chiesa incapaci di sapere vigilare per evitare infiltrazioni mafiose. Lo dobbiamo a Falcone, Borsellino, gli altri magistrati, gli agenti di scorta, lo dobbiamo a Libero Grassi, ai giornalisti e a tanti altri.
Lo dobbiamo a loro noi persone oneste che ci conosciamo bene e che nulla vogliamo avere a che fare con gli ipocriti, far si che il grave problema della mafia, che oggi ha assunto una dimensione ancora più pericolosa in quanto la mafia è anche bianca, torni ad essere al primo posto dell’ordine del giorno nell’agenda parlamentare altrimenti significa che Falcone era un visionario mentre affermava che la mafia avrà una fine.

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