UN INFAUSTO PRELUDIO

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29 giugno 2017 di Pino Martinez

http://www.padrepuglisi.it/Un%20Martire%20dell’amore.pdf

29 giugno 1993, nessuno dell’ambiente ecclesiastico ed istituzionale comprese che la notte di fuoco rappresentava il presagio ad un evento ancor più tragico che avrebbe avuto il suo epilogo 15 settembre del 1993?
Bruciano le porte nella notte di San Pietro di tre famiglie che fanno parte del Comitato Intercondominiale, un organismo cittadino molto attivo già dalla fine del 1989 per il riscatto sociale e civile del quartiere Brancaccio, fortemente condizionato dal potere mafioso, decisamente impregnato di cultura mafiosa. Mandamento dominato dal clan Graviano, un nome che al solo sentirlo pronunciare mette terrore a tantissimi. Eppure c’è qualcosa che ha messo paura alla mafia: è un sodalizio formato da questi semplici abitanti del luogo (Comitato Intercondominiale) e da un semplice parroco di borgata giunto nella parrocchia di San Gaetano nei primi giorni di ottobre del 1990. Una collaborazione intensa, continua che spinge molti a credere che impegnandosi si possono cambiare le coscienze e realizzare le strutture necessarie nel territorio. Un prete che non si limita ad amministrare i sacramenti, ma va oltre l’ombra del campanile per andare incontro ai bisogni della gente insieme ai cittadini del Comitato Intercondominiale. Un’operazione di cittadinanza attiva che assume un rilievo culturale notevole alimentando quei valori per i quali avevano dato la vita fino a quel momento i tanti che con grande forza di spirito erano stati capaci di contrastare concretamente la mafia.
Bruciano nella notte le porte quel 29 giugno del 1993 ma non bruciano le storie delle famiglie del Comitato Intercondominiale dallo spirito forte che oltre alle gioie hanno condiviso con il loro parroco momenti difficili, sofferenze e pianto per affermare i valori sociali, civili e religiosi per il riscatto delle coscienze. Una condivisione che molti hanno l’interesse di relegare nell’oblio.
I processi giudiziari non dimenticano che c’è stata una partecipazione attiva e fraterna fra chiesa locale e il gruppo di abitanti di Brancaccio (Comitato Intercondominiale). Salvatore Grigoli, l’assassino del parroco ha dichiarato: “erano la stessa linea” riferendosi al parroco e ai cittadini. “Volevamo che andassero via da Brancaccio”.
Bruciano nella notte le porte quel 29 giugno del 1993 ma come non comprendere il triste presagio ad un assassinio compiuto due mesi e mezzo dopo che in entrambi casi porta gli stessi nomi dei mandanti e degli esecutori. “Tu hai moglie e figli io non ho moglie e figli, quindi d’ora in avanti lascia che sia io ad espormi” dice il parroco al suo amico del Comitato Intercondominiale. Padre Puglisi ha compreso il triste presagio ed è pronto a donare la sua vita per salvare quella dei suoi amici, il novello padre Kolbe.
Una data, quella di S. Pietro, che non può cadere nell’oblio perché il preludio ad un atto d’amore che raggiunge le più alte vette grazie ad un’amicizia che per circa tre anni si andava rinsaldando sempre più, quella tra padre Puglisi e il Comitato Intercondominiale, nel nome di un impegno volto al riscatto del quartiere Brancaccio dove la mafia aveva un forte controllo sociale. Dentro di noi ardeva un fuoco grande che non ci faceva sentire la paura accanto a Lui, padre Puglisi.

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