Lettera a Papa Francesco: “Caduti nel contrasto contro la criminalità mafiosa”.

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19 luglio 2017 di Pino Martinez

A proposito di quanto riportato nel titolo mi fa piacere mettere a conoscenza una lettera da me scritta nel febbraio scorso a Papa Francesco avente per oggetto “Caduti nel contrasto contro la criminalità mafiosa”.
Attenzione, lungi da me dal pensare che il Papa la possa avere letto o comunque presa in considerazione.
La sottopongo soltanto per dire che sono rimasto molto contento del “Motu proprio” del Papa dell’11 luglio dal titolo “Maiorem Hac Dilectionem destinato a chi per Amore ha donato consapevolmente la propria vita per affermare anche nel campo sociale e civile la dignità dei propri fratelli. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Nel “Motu proprio” rivedo ciò in cui ho sempre creduto e che manifesto attraverso il mio ebook “Un Martire dell’Amore per le vie di Brancaccio con don Puglisi” e nella lettera sopra citata che di seguito riporto:

Associazione per il Riscatto della
Zona PEEP Carini C.F.: 97323650826

Carini (PA), 5 febbraio 2017

Alla c.a. di Sua Santità Francesco,
Casa Santa Marta,
00120 Città del Vaticano

Carini (PA), 5 febbraio 2017

Santità, desideriamo porre alla sua attenzione una riflessione sull’argomento relativo a quanto in oggetto e che è stato un momento di confronto dei soci sopra descritti: nel caso dei magistrati, uomini delle forze dell’ordine,
giornalisti, imprenditori, del sacerdote padre Puglisi, etc…, assassinati brutalmente da mano mafiosa, non è stata la forza dell’Amore che ha operato in loro e la mafia ha voluto contrastare e reprimere? Non sono martiri per il fatto di credere nei valori profondi della vita che si rifanno alla cultura e all’etica cristiana che li ha portati, senza distinzione di ruoli, a sacrificare sé stessi? Per Amore hanno donato la vita per gli altri per rendere la società più equa, giusta, per affermare la Giustizia. Tutti loro, senza distinzione di ruoli, hanno voluto essere segno (1 Giovanni 4,16: Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui). La Chiesa ci insegna che tutti siamo peccatori. Ma simili peccatori che hanno accettato di lottare, rischiare e morire per affermare quei valori che sono il puzzle del volto luminoso Divino, con queste loro opere hanno senz’altro reso santa la loro vita e pensiamo che ciò si possa evincere dalle parole dell’apostolo Giovanni sopra menzionate. Santità, sappiamo che Lei li considera Martiri della Giustizia, ma noi li sentiamo nel nostro cuore anche Martiri dell’Amore, di quell’Amore enunciato da Giovanni, e con padre Puglisi appartenere alla cerchia prediletta di Dio. Per tutti loro la Chiesa possa decidere di riconoscerli quali Martiri dell’Amore e della Giustizia. Sarebbe un grande segnale per i Cristiani, ed anche per coloro che non lo sono, perché nessuno può negare che questi uomini sono morti per mano della mafia per affermare quei valori per cui Gesù Cristo ha dato la sua vita: per Amore dell’umanità. Infatti dice Gesù: non c’è Amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13). A ben vedere tutti questi uomini non desideravano essere registrati nell’elenco degli appartenenti all’antimafia. La coscienza antimafiosa nasce per il fatto di volere lottare il male ed affermare il Bene; per rifiutare l’odio e donare Amore. A ben vedere è questo che è stato compiuto da tutti questi uomini senza distinzione di ruoli.
Hanno donato la loro vita affinché ognuno di noi raccogliesse il loro testimone e si impegnasse a fare prevalere il Bene sul male e l’Amore sull’odio. Lottare per affermare la giustizia, i diritti della persona e quindi l’Amore non significa lavorare per la “vigna del Signore”? Impegnarsi per il riscatto di un territorio scontrandosi inevitabilmente contro ogni forma di interesse della mafia che
colpisce sistematicamente la dignità di tutti gli esseri umani, non vuol dire operare per incarnare il Vangelo? Tutti questi uomini e donne uccisi non erano forse incanalati verso un unico obiettivo: contrastare la mafia e la sua cultura in quanto incompatibile con i diritti della persona e con la dignità che ci proviene da Dio che ci ha creato a sua immagine e somiglianza e pertanto incompatibile con il Vangelo? Tutti coloro che sono morti per contrastare la mafia, erano coscienti della sorte a cui andavano incontro e sono stati eliminati nelle forme più atroci. Questi sono luminosi testimoni dei valori della vita che si rifanno alla cultura e all’etica cristiana, che si sono schierati contro il male e l’odio e quindi i nuovi Martiri dell’Amore e della Giustizia. Potrebbero meritare un posto insieme, “ad perpetuam rei memoriam”, nel calendario liturgico?
Santità, accetti i contenuti della presente come il desiderio di immenso rispetto nei confronti delle nostre vittime per mano mafiosa ai quali dobbiamo molto e per le domande poste è importante per noi il Suo autorevole parere.

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