Un patrimonio di esperienze / 8

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20 febbraio 2019 di Pino Martinez

http://www.padrepuglisi.it/Un%20Martire%20dell’amore.pdf

L'immagine può contenere: 13 persone, persone che sorridono

Questa è una foto pubblicata dal settimanale “Famiglia Cristiana” nel 1995 che ritrae un gruppo di ragazzini di Brancaccio seguiti dal “Centro di Accoglienza Padre Nostro” realizzato da padre Puglisi. Le Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena furono volute dal sacerdote ucciso dalla mafia di Brancaccio per svolgere tutte le attività di sostegno alla crescita spirituale e sociale del territorio che insisteva attorno alla parrocchia di “San Gaetano e Maria SS. del Divino Amore”. A dirigerlo fu chiamata Suor Carolina Iavazzo che oggi opera nella Locride proprio in quel territorio dove è radicata fortemente la ‘ndrangheta. Anche il Comitato Intercondominiale diede il suo consapevole e spontaneo contributo alle attività del Centro ed io in prima persona mi sono trovato in casa di alcuni ragazzini a parlare con le loro difficili famiglie, in qualche caso con padre o fratelli in carcere o vicini agli ambienti mafiosi. La domanda che ci dovremmo porre è che fine hanno fatto alcuni dei ragazzini difficili di allora (come li chiama suor Carolina nel suo libro: “Figli del vento”) oggi adulti. Di alcuni ragazzini che io ho avuto modo di seguire so quale è stato il loro percorso di vita e mi resta il rammarico perché dal 1990 al 15 settembre 1993 con il massimo sforzo, senza nulla chiedere in cambio, qualche piccolo seme di speranza sparso tra le vie del quartiere sembrava germogliare per lasciare posto allo scoramento dei tanti abitanti onesti che sognavano un futuro migliore per i loro figli, lì a Brancaccio. Quando mi fermo a pensare al mio impegno a Brancaccio con padre Puglisi avverto dentro di me un senso di colpa perché credo che, dopo l’omicidio per mano della cancrena mafiosa del nostro parroco, avrei dovuto impegnarmi molto di più per fare si che il volontariato puro, quello che AVEVA FUNZIONATO sino a quel 15 settembre 1993, non finisse, non si disperdesse. Era stato un METODO CONDIVISO pienamente tra padre Puglisi e il Comitato Intercondominiale. Un modo di operare che ha fatto avvertire ai poveri dal punto di vista economico e in spirito e a coloro che vivevano nel disagio sociale che non venivano strumentalizzati e che potevano avere fiducia; al parroco e ai volontari impegnati in sintonia per il riscatto del quartiere di sentirsi parte di quella umanità libera da qualsiasi tipo di legame e di condizionamento.
Con affetto va il mio pensiero ai ragazzini di questa foto e a tutti quelli con cui ho avuto a che fare in quel periodo.

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