“La mafia è forte e vince”

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30 maggio 2020 di Pino Martinez

Il 23 maggio del 1992 abitavo in via Hazon 17 a Brancaccio un quartiere della periferia di Palermo completamente dimenticato dallo Stato e fortemente condizionato dal potere politico-mafioso. Io stavo al quinto piano della scala A e proprio dirimpetto avevo il famoso palazzo della via Hazon 18 noto alle cronache perché lì si svolgevano le più svariate pratiche illegali. Qui ed in altri palazzi adiacenti, tutti di dieci/dodici piani, erano stati confinati i cosiddetti sfrattati dal centro storico di Palermo nei primi anni ’80 rendendo quella parte del quartiere un ghetto. Questo esodo biblico dal centro storico di Palermo alla periferia di Brancaccio mosse circa 200 famiglie in un’area dove ancora dovevano essere realizzati i servizi primari e tra questi gli allacciamenti fognari. Purtroppo in molte di queste famiglie vi erano componenti che avevano problemi più o meno gravi con la giustizia ed alcuni legati agli ambienti mafiosi. In quel pomeriggio del 23 maggio del 1992 tornato a casa, dopo una giornata di intenso lavoro all’Italtel di Carini, per rilassarmi mi ritrovai seduto nel divano del salone di casa e prima delle ore 19 sentii dal quinto piano di casa mia dei ragazzini che gridavano inneggiando con gioia. Incuriosito mi affacciai alla finestra e fui preso da un’immensa tristezza e dolore. Quei ragazzini della via Hazon 18 e via Simoncini Scaglione che bene conoscevo, impregnati di cultura mafiosa sino al midollo, grazie all’educazione trasmessa dalle loro famiglie, correvano felici per la strada gridando: “viva la mafia, la mafia è forte e vince”. Una frase gridata in continuazione ed in maniera ossessiva. Di li a qualche minuto compresi il senso di quella gioia: in televisione l’edizione straordinaria annunciava che Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti di scorta erano stati fatti saltare in area mentre percorrevano l’autostrada da Punta Raisi in direzione Palermo. Noi del Comitato Intercondominiale e padre Puglisi, insieme impegnati nel riscatto sociale e spirituale di Brancaccio, ci sentimmo crollare il mondo addosso, ma non ci siamo arresi. Con più forza e vigore riprese la nostra lotta per dare ai nostri figli un mondo fatto di bellezza, quella che la mafia non ci potrà mai regalare.

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