In ricordo di Paolo e la sua scorta

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19 luglio 2020 di Pino Martinez

Ricordi padre Puglisi, era domenica quel 25 luglio del 1993 in cui organizzammo la manifestazione sportiva “Brancaccio per la Vita ’93” rivolta ai bambini di un quartiere fortemente condizionato dalla mafia e dalla pseudo cultura mafiosa, per ricordare lì, con la grande forza di spirito che ci contraddistingueva, Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta a un anno dalla strage avvenuta il 19 luglio 1992. Meno di due mesi passarono da quella meravigliosa, intensa e partecipata manifestazione che vide protagonisti i ragazzini/e e anche tu sei stato ucciso da quella stessa mafia stragista con un colpo di pistola alla nuca sotto l’orecchio sinistro il 15 settembre. Un’immagine che ho sempre presente davanti agli occhi e che il mio cervello non riesce a cancellare. Si, una bella giornata quella domenica del 25 luglio del 1993 dove nell’auditorium della delegazione del Consiglio di quartiere risuonavano pronunciandoli con orgoglio i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Una bella giornata arricchita dalla presenza di Rita Borsellino, sorella di Paolo, e da Vincenzo Agostino e Augusta Schiera genitori dell’agente Nino Agostino ucciso insieme alla moglie incinta per mano mafiosa e servizi segreti deviati a Villagrazia di Carini. Ricordo la tua e la nostra gioia mentre tutti i bambini/e ricevevano premi e ricordi dalle mani di Rita, che non è più tra noi, Vincenzo e Augusta anche lei non più tra noi, mentre Rino, mio fratello, conduceva la serata. Ricordo quando alla fine di tutto siamo rimasti soli nell’auditorium, io e te a parlare, io e te molto stanchi ma soddisfatti per il bel segnale lanciato e lasciato a Brancaccio.
Ma adesso desidero concludere con una considerazione, caro padre Puglisi, che non è dettata dall’odio ma ritengo da dati di fatto su cui ogni cittadino, se vuole, può fermarsi a riflettere:
I mafiosi: mostri, questo sono! Esseri senza onore né dignità. Vigliacchi incatenati nella loro cupidigia e nella stoltezza che li porta a credere di essere i padroni del mondo, di potere decidere della vita e della morte degli altri unendosi in branco e nel buio come le bestie feroci e sanguinarie. A Brancaccio lo abbiamo sperimentato tutto questo e abbiamo anche sperimentato che non sono capaci, quando sono soli, di guardare alla luce del sole in faccia l’onesto cittadino che cammina a testa alta nel territorio. Sono la cancrena della società che hanno portato morte e distruzione, che hanno causato la crisi economica e la perdita di tantissimi posti di lavoro specialmente nel sud della nostra amata Patria. La parola d’ordine dei cittadini onesti è essere uniti, come lo eravamo noi a Brancaccio, e “Addosso alla mafia”.

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