UN DIALOGO IMMAGINARIO

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16 settembre 2020 di Pino Martinez

Ciao amico mio, quanto tempo non ci si vede. E già, mi risponde lui, sono passati ventisette anni. Si, tanto tempo è trascorso, ma io e mia moglie ti ricordiamo spesso. Non possiamo dimenticare quel colpo di pistola che degli indegni mafiosi ti hanno sparato alla nuca, proprio sotto l’orecchio sinistro. Non ci pensare mi dice lui, goditi tua moglie, i tuoi figli e i tuoi nipoti perché per questo ho scelto di morire. L’amicizia è il bene più grande che possa esistere ed io non potevo permettere che qualcuno di voi fosse colpito. Mi sono esposto perché vi ho amato tanto, perché tanto ho amato il popolo di Brancaccio. E voi per amore della gente di Brancaccio nulla avete lasciato di intentato e nulla avete chiesto in cambio.
Amico mio, è bello sentirsi dire da te: eravamo una cosa sola insieme, capaci di rendere concreto il Vangelo nel territorio, per questo motivo quella domenica successiva in cui hanno bruciato le porte di casa a te, Mario Romano e Pino Guida durante la messa io mi sono scagliato contro quei mafiosi, definendole bestie sanguinarie. E dopo qualche mese questi stessi mi hanno ucciso. Ma tu che mi hai conosciuto bene, Pino, sai che ero pronto ad accoglierli se si fossero sinceramente pentiti, se avessero denunciato i crimini compiuti insieme agli altri colpevoli. Lo sai Pino, volevo salvare i loro figli, strapparli da quel destino crudele verso il quale li stavano avviando. E allora naturale mi viene da dirgli: Amico mio, come è stato bello impegnarsi con te, quante cose belle abbiamo fatto, siamo riusciti ad aprire un varco nelle coscienze della gente di Brancaccio e non ce l’hanno perdonato. Una bella storia la nostra, un grande storia di amicizia che ha assunto un valore così alto nobilitato dall’estremo sacrificio. Credimi amico mio, mi sentivo nel mirino e non pensavo, come anche altri hanno dichiarato, che potessero colpire un sacerdote. Te lo avevo detto a casa mia dopo che la mafia ci bruciò le porte: se mi colpiscono non me ne frega niente perché è bello quello che stiamo facendo insieme. Ma tu mi hai risposto che non dovevo espormi perché eri tu a non avere moglie e figli. Ma sei stato cocciuto e hai reso concrete le evangeliche parole di Gesù: “Non c’è amore più grande che dare la Vita per i propri amici. Oggi troppe cattedrali costruite sul deserto e una forte assenza di valori che non ci consentono di scardinare la bieca cultura antimafia. A te novello padre Kolbe che l’Amicizia l’hai resa un valore concreto e sincero là in quel pezzo di cielo dove ti trovi ti giungano le melodie che tanto amavi e l’abbraccio forte e sincero mio e della mia famiglia alla quale hai lasciato, un marito, un padre, ed oggi un nonno. Voglio concludere ricordando alla Diocesi di Palermo che doverosamente ha un impegno da rispettare con te: realizzare la Chiesa che tanto desideravi a Brancaccio. Questo si che era quello che tanto desideravi per Brancaccio.

Foto del Giornale di Sicilia che ritrae una riunione del Comitato Intercondominiale dentro il Centro di Accoglienza Padre Nostro fondato da padre Puglisi.


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